Sven Vath + Underworld
Grande Sopresa di Sven.
Quest’anno il lovefamily park supera se stesso.
Inserendo il live show degli Underworld!
Se avevo un leggero dubbio su LFP ormai è completamente cancellato.
Sven Väth
Underworld
Ricardo Villalobos
Turntablerocker (bad)
Loco Dice (bad)
Luciano
Karotte
Marco Carola
Magda
Wighnomy Brothers
Henrik Schwarz / Amê / Dixon präsentieren a critical mass -live
ps. simpatico google translate che traduce:
“Die Engländer Underworld kommen nach Deutschland und beschallen die heiligen Wiese” con “Il mondo sottomarino britannico si lamenta per la Germania e tutte le sacre prato.”
INIZIA LA RINCORSA AI BIGLIETTI
Green&Blue il Mio report
Green&Blue
La storia di una festa perfetta
A 5 anni dalla sua prima, pochi giorni fa si è svolta l’ultima edizione di uno dei migliori music elettronic festival in assoluto, nato per celebrare i luoghi natali di Sven Vath.
Se avete in mente feste come Time Warp, se pensate ai party Contakt della M_nus o se potete trovare affinità con Il cocoon di Ibiza.. beh siete proprio fuori strada!
Qui si è ben lontani dal party mainstream destinato alla massa.
Qui si è nella festa di Sven e Ricardo, qui si è invitati speciali al tavolo di un ristorante 5 stelle extralusso, qui si è al Green&Blue.
Il Waldschwimmbald è la sua location: prati e piscine circondati da un bosco di salici piangenti.
Un luogo affascinante che offre, se pur nelle sue ridotte dimensioni, una grande varietà di “ambienti” da dove poter godere la musica:
I prati ovvvero le piste principali
La piscina olimpionica (cui si poteva usufruire) e le sue gradinate
Gli alberi: un piccolo “bosco” a bordo pista per chi cerca un’atmosfera suggestiva.
Arrivato a Frankfurt city sabato mattina presto, dopo un lungo viaggio in treno (si, in treno), e presa la stanza al mio solito infido hotel guardo in alto verso il cielo: nero; tonalità nero diluvio per l’esattezza.
azz..
Di solito un openair bagnato è un openair fortunato, ma se la pioggia è troppa quello che doveva esser una festa diventa semplicemente uno stagno, una gigantesca e fastidiosa sabbia mobile (esiste il singolare?)
Durante tutta la giornata il tempo non migliora molto, e, anche la sera durante la cena ( insieme a Romano, Saldo e Salvo che eran già li ) gli auspici non sono dei migliori.
Recuperati gli altri ( arrivati con il volo delle 22 da Milano ) a notte inoltrata andiam a nanna.
Prima di dormire un ultimo pensiero rassegnato va al meteo… speriamo che non sia almeno un temporale..
Sveglia ore 8.30
Mi dirigo immediatamente alla finestra, scosto la tenda di tessuto simil carta igienica e guardo in cielo… INCREDIBILE! Neanche una nuvola!
Un piccolo miracolo di qualche santo protettore di clubber&ravers ( si ipotizza san.kk venuto al g&b con una spina nel piede).
E’ finalmente l’ora di andare.
Si recupera anche Gianni e Fra arrivati con il treno; quindi la metro per il festival.
Eccoci finalmente.
A darci il benvenuto è Raresh, giovane ma già affermato dj rumeno, pupillo di Villalobos, che con il suo stile vellutato e tipicamente “Nu house” ci attrae subito nella sua pista, già gremita di persone alle 11.30
Il suo set è molto groove e a tratti funky ma allo stesso tempo molto easy data l’ora. Il ragazzo è in forma..
Immediatamente dopo ecco salire in consolle Onur Ozer.
la prima sorpresa.
Il set di Ozer ha ripreso e portato avanti quello di Raresh. Anche lui molto groove ma molto più funky del primo prova, azzarda e affonda!
Divertente e coinvolgente il dj Turco a volte sfiora l’old school house e pezzi degni di James Brown.
E’ ormai dall’anno scorso, dal metà 2007 circa, quando la minimal ha incominciato a esser ormai vecchia che, sempre più spesso, ascolto e ballo set happy in stile per l’appunto “nu house”.
Una reazione all’estremismo minimal del concetto di sintesi, che devo dire mi piace molto
Alle due del pomeriggio eravam già tutti con la testa nella festa..
In poco meno di 3 ore avevam già tutti capito che sarebbe stato tutto magnifico, più degli anni scorsi, più di quanto avevam immaginato.
Ormai anche se il tempo si riannuvolava minaccioso ( ha dato anche 2 spruzzate di pioggia ) non poteva più dar fastidio, non sarebbe riuscito a rovinare la festa perfetta.
Ore 15 circa è il turno di Tolga Fidan.
Produttore turco-francese di ottima qualità, era l’act che mi incuriosiva di più. Solitamente sono molto critico sui live set, sopratutto quelli con i computer.
Ormai chiunque voglia suonare ma non ne ha le capacità, anzichè lasciar perder e dedicarsi ad altro utilizza il computer e si definisce artista..
Ma Fidan sforna sonorità eteree, da viaggio, suggestive e molto molto coinvolgenti.
Musica non proprio da infuocare la dancefloor, bensì ricercata, di un certo livello.
In una festa cosi perfetta a fare l’eccezione che conferma la regola è Loco Dice.
Delusione Totale.
Dopo pochi minuti dal suo inizio viene abbandonato per dirigerci verso il palco del padrone di casa: mr Vath.
Accompagnato da tutta la famiglia ( però manca la moglie.. ) Sven suona pesante e poco raffinato, ma diverte e fa divertire.
Momenti anche comici quando, in una fase TECHNO, mentre scorre un disco del martello LEN FAKI, ecco Mamma Vath, una signora con abito scuro e ventaglio ( una zia rosalia del sud italia ) entrare in consolle ed esaltarsi verso il pubblico del figliolo..
“Mia mamma ascolta battisti, tua mamma ascolta Renato Zero, SUA mamma ascolta LEN FAKI*”
*citazione da Romano Alfieri
Esilarante, è una festa..
Mentre pomeriggio avanza ecco arrivare ballerini e mangiafuoco in un crescendo lento ma costante prima dello spettacolo serale.
E venne subito sera
“L’ultima ora da Sven che ribadisce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che lui è il carisma per antonomasia: non importa se mette dischi vecchi o sbaglia un passaggio, lui è sempre e comunque il Dj giusto nel posto giusto e la gente non può che adorarlo.*”
*Federico Spadavecchia
siamo ormai al climax: luci laser che tagliano il cielo e filtrano tra le foglie degli alberi, proiezioni colorate direttamenti su getti d’acqua, spettacoli di mangiafuoco e ballerini e alla fine.. fuochi d’artificio.
Un orgasmo.
Ore 22.15 spaccate finisce.
Ore 23.00 si ricomincia.
Siamo al cocoonclub, uno dei club più belli del mondo.
E’ il turno di Villalobos e Raresh.
Di Ricardo non ne ho parlato prima, perchè nonostante il suo set al g&b sia stato stellare e insuperabile, al cocoon….incredibilmente… ha fatto ancora meglio.
Il cileno è uno dei dj più in forma del momento. Ha raggiunto fama e successo mondiale, ma nel contempo è in piena fase attiva e creativa; e quella sera, con il suo set, lo ha ricordato a tutti.
La consolle del Cocoon, solitamente in alto, irrangiugibile dal pubblico, è stata spostata ad un bordo della dancefloor per maggior feeling clubbers-djs.
Per 7 ore ( dalle 23.00 alle 6.00 ) Ricardo e Raresh si sono trasformati in 2 maghi, in 2 stregoni perchè il loro set è stato semplicemente meraviglioso.
Un set da annali, da “i c’ero”, da leggenda..
Mentre nella sala a nido d’ape succedeva tutto ciò, nel Micro, una delle sale ristoranti del cocoon, stavan suonando davanti a pochissime persone, con la pista praticamente vuota, nientepocodimenoche Tobi Neumann e Onur Ozer back to back.
Solo in un club del genere ( e in pochissimi altri ) potrebbe succedere.
“Stanno suonando per nessuno, neanche io suonerei se ci fosse cosi poca gente*”
*Francesco
Eppure si divertivano..
Ore 6.00, siamo al capolinea, siamo arrivati, dobbiam scendere.
Villalobos ci saluta con il suo ultimo disco che sembra proviente da un’altra galassia.
Forse consegnatogli direttamente da qualche imperatore alieno, il che, dopo quella sera, non mi stupirebbe.
ore 6.30
Ormai siam sul tram, è tutto finito e a Gianni suona la sveglia “Corona non perdona”
Green&Blue 2008. La festa Perfetta.
Green&Blue - Frequencies
Prima di pubblicare il mio report, riporto quelli di raibaz da www.raibaz.com e di federico da www.frequencies.it
The Music sounds better with you (Green & Blue ‘08)
“My Friends” dei Groove Armada sembra perseguitarmi in questi giorni, mi riferisco in particolar modo al video, con i ricordi vacanzieri ancora freschi nella testa per cui mi basta passare di fianco ad un’aiuola per rivedermi a ballare sui prati di Obertshausen, oppure essere abbagliato da un riflesso di luce sul parabrezza di auto in corsa per essere di nuovo avvolto dai cristalli del Cocoon club.
Domenica scorsa ho infatti partecipato al mio terzo Green and Blue, che ha spento sei candeline, e le emozioni provate sono sempre le stesse eccitanti della prima volta.
Il Green and Blue infatti non è un festival qualsiasi, quindi non lasciatevi trarre in inganno dal marchio Cocoon sul biglietto o dai nomi altisonanti dei Dj’s, qui non siamo nè al Love Family Park, commerciale e stracolma di Italiani (e cari miei è inutile offendersi e sbandierare l’orgoglio nazionale perchè il comportamento della stragrande maggioranza dei nostri connazionali ci rende davvero impresentabili), nè tanto meno in quel circo mangia soldi quale è Ibiza. Questa è la festa di Sven Vath e Ricardo Villalobos, questo è l’omaggio che Herr Cocoon dedica tutti gli anni alla cua città natale, alla sua famiglia e ai suoi amici, dedicando parte del ricavato ad associazioni locali che si occupano di attività giovanili ed alla compensazione delle emissioni di CO2 (tra l’altro tutti gli artisti coinvolti si sono impegnati a viaggiare in treno). Sui prati dello Waldschwimmbald ci sono esclusivamente ragazze e ragazzi vestiti di verde e di blue che stendono coperte per fare un picnic di fine estate ascoltando buona musica, chiunque pensasse di andarci per cercare lo sballo, cori da stadio o l’attuale Richie Hawtin resterebbe molto ma molto deluso…
Arrivati verso mezzogiorno ci fiondiamo direttamente sotto il palco verde per la seconda parte del set di Raresh: il giovane pupillo di Ricardo Villalobos è il Dj più rappresentativo della “non scena” nu house, e lo dimostra tirando fuori dalla borsa sonorità funky, ricche di groove, ben lontane dal piattume minimal. Il talento rumeno scalda la folla (eh già con la storia che questa edizione è stata l’ultima presso lo Schwimmbald la gente è corsa in massa) a dovere e lascia poi a Onur Ozer il compito di finire l’opera, e il Sorcino di Istanbul non si fa pregare regalandoci una delle migliori performance della giornata.
Anche per Onur il basso slappato stile James Brown è la colonna portante del set, sul quale di volta in volta aggiunge e toglie percussioni e melodie a seconda del livello di tensione che vuole dal pubblico.
Quando Onur finisce, e tocca agli Extrawelt (che anche se non li ho mai cercati di proposito ho già sentito live almeno 3 volte negli ultimi due anni), cambiamo palco per il live di Tolga Fidan; a gestire il blue stage troviamo Tobi Neumann, che fisicamente parlando potremmo definire il Roby J della terra dei crauti.
Tobi è agli sgoccioli di un set bello percussivo con alcuni stralci di melodie dolci, praticamente il preascolto perfetto per il live di quello che fino a qualche mese prima per me era un perfetto sconosciuto.
Tolga Fidan, infatti, perdonatemi l’ignoranza ma sino al momento in cui non l’ho visto nominato tra gli artisti che avrebbero suonato al Green and Blue non l’avevo mai sentito, però dopo essermi collegato al suo myspace ho scoperto che è un producer turco-francese, che stampa su Vakant e che ha un live set niente male. Per un’ora il nostro homo novus ci intrattiente a colpi di bonghetti e leggere atmosfere da viaggio che ci fanno mantenere il sorriso nonostante la pioggia (durata poco per fortuna).
A seguire c’è Loco Dice, la grande delusione del festival: innanzitutto spiegatemi perchè un Dj come lui che viene dall’hip hop con una tecnica di turntablelism invidiabile debba suonare con Traktor e affini…quindi vorrei sapere dov’è finito il Loco Dice dal battito lento e housey che mi piaceva tanto, e perchè diavolo si sia messo a pestare come un dannato alle quattro del pomeriggio per di più usando tre suoni in croce senza cambiarli mai…
E’ giunto quindi il momento di andare a salutare il padrone di casa per vedere come sta. Ed eccolo lì il vecchio Sven con occhiali da vista e cappello (a coprire la calvizia?) a suonare l’hi nrg del nuovo millennio: un mix di electro, techno, ed elementi old style come fischi e sirene. Certo non è un sound fine e ricercato, ma come sottolinea la sciura Vath, che si divide tra un flute di champagne e il badare al nipotino, non si può far altro che ballarlo con tutta la forza e l’allegria di cui si dispone.
Dopo una cena da fini intenditori a base di Bratwurst mit Brotchen und pommes frites è l’ora del leader del palco blue: Ricardo Villalobos.
Inutile che ripeta tutta la stima che provo per questo Dj, capace sempre di creare il mood giusto proponendo dischi difficili o rendendo interessanti canzoni a prima vista banalotte, ma che proposte da lui acquistano tutto un altro valore. Ormai il Villa è fuori da ogni restrizione di genere, e lui guidato da chissà quale musa ci fa perdere in una piacevole sensazione di benessere, portandoci ad urlare per una melodia di xilophono o di una tromba jazz. C’è prefino il tempo per una hit, come da regolamento degli open air, il suo remix di “Sinner in me” dei Depeche Mode su cui tutti saltano e cantano. Personalmente sono andato in orbita quando tolta la felpa Ricardo ha mostrato la tshirt della Skull Disco di Shackelton.
L’ultima ora la ripassiamo da Sven che ribadisce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che lui è il carisma per antonomasia: non importa se mette dischi vecchi o sbaglia un passaggio, lui è sempre e comunque il Dj giusto nel posto giusto e la gente non può che adorarlo.
Sven con i suoi preziosi vinili è come se parlasse direttamente con ciascuno di noi. A chiudere il festival il suo classico discorso, altro che Obama o McCain, con addirittura il sindaco di Obertshausen e la promessa di trovare un luogo ancora più bello per la prossima edizione.
La festa è finita e noi siamo già in viaggio per l’after party al Cocoon club a Francoforte, in compagnia di Raresh e Ricardo all nite long.
Premiato da Resident Advisor come club dal miglior design il Cocoon è il giocattolo più bello di Sven, e più volte su queste pagine ne ho tessuto le lodi: cristalli, laser, divani, monitor negli specchi dei bagni con tanto di addetto allo scottex wow….
Come tre anni fà Ricardo preferisce suonare tra il pubblico che non dall’alto dell’astronave, e tra lui e Raresh riempiono tutto lo spazio a disposizione di vinili e cd, un casino tale che nemmeno in camera mia…ma stasera è il Cocoon la loro cameretta e i due Dj’s hanno voglia di fare festa.
A guardali bene si potrebbe dire che son padre e figlio, anche se Ricardo è quello più scanzonato mentre Rareh è un giovanotto a modo sempre gentile persino con i fans più invadenti; ad un certo punto accortosi di come sorridevo vicino alla consolle si è avvicinato e mi ha stretto la mano, l’unica cosa che gli ho detto è stata: “Great set!!”, e lui mi ha ringraziato sinceramente. No superstars allowed.
Intanto nel micro, la saletta numero due, Neumann e Ozer con il loro progetto Sensoria sono partiti per un lungo viaggio cominciando con sonorità house/lounge per poi alzare il ritmo sempre di più arrivando a proporre una techno bella tirata.
I Dj’s in main stage riprendono il discorso da dove l’avevano interrotto al festival, esplorando nel dettaglio gli aspetti più jazz e deep per oltre 3 ore, e soltanto dopo concedendo qualcosa di più easy al dancefloor. A scrivere la parola FINE ci pensa Ricardo con un disco dubstep da giudizio universale che comincia con una lunghissima intro di matrice electro per poi sfociare nei synth dub dell’apocalisse e quindi riprendere da capo.
Sono le 6 e come per Cenerentola termina l’incantesimo, il nostro bozzolo torna ad essere un aereoplano per la vita reale con cui salutiamo Francoforte e l’estate.
Federico Spadavecchia
Green&Blue report by Raibaz
Prima di pubblicare il mio report, riporto quelli di raibaz da www.raibaz.com e di federico da www.frequencies.it
Lunedì 8 settembre 2008
Green & Blue 2008, il report
Questo è un report che non avrei mai pensato di scrivere.
L’anno scorso, finito il Green & Blue, io, Fede, Melkio e gli altri che erano con noi avevamo deciso di cercare di non parlarne troppo in Italia, per evitare che fosse colonizzato dai barbari come altry party tipo il Love family park, il Time warp o l’I love techno, il che spiega anche il riserbo del mio post precedente sulla destinazione del mio weekend.
Ciononostante, anche quest’anno come l’anno scorso il party è stato troppo bello per riuscire a tacerne, e ad ogni modo, se anche i barbari che ieri erano al party M_nus a Roma dovessero colonizzarlo, dall’anno prossimo cambierà location, per cui il Green & Blue “vero” ormai è solo un ricordo vivido e indelebile nelle menti di chi c’era e una leggenda raccontata a chi se l’è perso.
Partiamo dall’inizio, cmq, dal volo al solito orario infame da ryanair (6 di mattina, cose così), funestato da un bambino maledetto che non ha taciuto un secondo, impedendomi di dormire e facendomi arrivare a Frankfurt in uno stato poco oltre il coma: ho passato un sabato pomeriggio abbastanza faticoso, tra il sonno e la pioggia, in cui comunque sono riuscito a girarmi praticamente tutto il centro.
Ad ogni modo, Frankfurt mi è decisamente piaciuta: come atmosfera ricorda molto la mia città natale, che in molti schifano, per il clima molto poco turistico e molto lavoratore, con in più un gusto urbanistico mica male, che affianca i grattacieli di vetro alle case vecchie senza creare obbrobri e mantenendo sempre, almeno nella parte che ho visto io, un look & feel molto arioso e per niente opprimente, anche grazie al fiume che allarga di molto il campo visivo.
Inoltre, ho trovato molto migliore la parte notturna & ggiovane della città, con negozi di roba designerish sensibilmente migliori della roba fintoalternativa che si trova qui in ticinese e un dj ogni 20 metri.
Per la serie “un’immagine vale più di mille parole”, cmq. Frankfurt è fatta così:
Dalle foto si notano, in particolare, una sorta di sagra di paese con bratwursts a profusione e musica bislacca e la terribile incapacità della mia digitale a fare foto decenti di notte.
Già che c’ero, ho anche fatto un giro da Freebase, sperando di trovare tutti quei dischi in vendita solo lì come il remix di Rhadoo per Rose rouge di St. Germain e quegli unknown tipo Cae/Nin e Bjoe/Fei, ma ho trovato solo Floete/Clarinette, che cmq è ottimo, come pure ottimo ho trovato Freebase stesso, essenziale e fornitissimo come un vero negozio di dischi dev’essere.
Ma veniamo al vero motivo della trasferta, il più bell’open air d’europa:
Appena arrivati, ad accompagnarci nel giro turistico per il parco in cerca di merchandise (che però non c’era, c’era solo la stessa maglietta dell’anno scorso) c’è già il miglior prodotto che la Romania abbia da offrire in questo momento, Raresh, che sta scaldando i partygoers più mattinieri con dell’house bella carica che riesce a suonare contemporaneamente oldschool e attuale, risultando alla fine uno dei set migliori dell’intero party.
Purtroppo però riusciamo a sentirlo solo per un’oretta scarsa, visto che poi è già ora della sorpresa del giorno, Onur Ozer:
(La mia digitale non fa solo le foto schifose di notte, fa anche i video con l’audio atroce)
Mi aspettavo un set come le produzioni del turco, dubbosissimo, ripetitivo e, diciamocelo, un po’ monotono, e invece…boom! Anche lui bello funkettone, dubboso ma coi piattini carichi di shuffle che ti schiaffeggiano da destra e da sinistra e coi vocal un po’ maghrebini e un po’ frifri che danno tanto fastidio a Naph ma che mi fanno impazzire…si perde il titolo di miglior set del party solo perchè Raresh e Ricardo hanno fatto veramente dei set fuori dall’umana concezione, ma a confronto con dei dj “normali” l’avrebbe vinto di certo.
Finito Onur Ozer, è il momento di una pausa dopo tutto sto fomento, anche perchè c’è da arrivare in forma fino alle 2, per cui il live di Tolga Fidan capita proprio a fagiolo: alla cassa compatta si sostituiscono atmosfere eteree e melodiche per un’oretta di occhi chiusi e viaggioni che finiscono giusto giusto appena prima di iniziare a sembrare troppo ripetitivi, con in più la sorpresa che Tolga non ha fatto la sua traccia contenuta nell’ultima Cocoon compilation, che era una delle migliori dell’intero pacchetto…ad ogni modo, un ottimo live, che credo tornerò a sentire venerdì al Gasoline, anche se temo che il pubblico italiano non sia pronto.
Finito il live di Tolga Fidan, inizia a suonare quello da cui mi aspettavo di più di tutto il party, visto che confidavo che avrebbe interpretato a dovere l’atmosfera da parco al pomeriggio: Loco Dice.
Delusione totale.
Di Dice ho sempre detto che quando fa il Loco Dice mentale, ipnotico e viaggione - come all’Awakenings l’anno scorso - è uno dei migliori al mondo, mentre quando cerca forzatamente di menare è un dj scarsissimo…e al Green & Blue ha menato, oltretutto molto più di quanto sarei riuscito a considerare accettabile per un open air alle 4 di pomeriggio, per cui abbiamo optato per un salto dal papà di tutti i dj europei, Jack Bauer di 24.
Ogni anno mi dicono che è migliorato, che non suona più dischi senza senso, e io ogni anno ci riprovo, a sentire almeno una parte del suo set da 6 ore in casa sua: a sto giro devo dire che parte discretamente bene, col remix di Samim su Moon Harbour e con Orbitalife di Johnny D (ok, niente di originalissimo, ma almeno bei dischi), ma dopo sti due dischi ritorna lo Sven Vath che ho imparato ad evitare, con peti e sirene dei pompieri dappertutto, per cui decidiamo di fare una lunga pausa condita da un bratwurst e uno schnitzelbrotchen e magari tornare a sentirlo nell’ultima ora di set, in cui solitamente fa revival e suona come suonava negli anni 90.
Finita la pausa, è l’ora di un altro set attesissimo e che si è rivelato uno dei migliori dell’intero party, il suo:
Alla luce di quello che ha fatto sentire sia durante il Green & Blue che, assieme al suo pupillo Raresh, all’afterparty al Cocoon, si può tranquillamente affermare che se attualmente Villalobos non è il miglior dj del mondo, ci si avvicina molto: dalle 18 alle 22 ha fatto 4 ore di set “da open air”, con dischi studiati accuratamente per far saltare la folla, tra un cantato latino e una hittona tipo French Kiss o il suo remix di The sinner in me dei Depeche Mode, suonato assieme a un loop di cassa tesissimo che lo ha fatto diventare una sorta di treno latin-techno.
Ruffiano quanto basta, quindi, per tenere assieme le migliaia di persone del blue stage, ma allo stesso tempo estremamente di classe, è riuscito a rinvigorirmi nonostante stessi ballando da tipo 8-9 ore, e già questo non è poco, ma soprattutto ha fatto saltare ininterrottamente per 4 ore tutta la folla, incarnando di fatto lo spirito festaiolo del Green & Blue: il blue stage è casa sua, da sempre, è la sua festa, per cui se il Green & Blue è il miglior open air d’Europa è in gran parte anche merito suo.
Nessun altro open air, infatti, ha lo stesso clima da festa nel parco: ci sono quelli superorganizzati come l’Awakenings, dove non fai mai mezzo secondo di fila, dove all’ingresso ti danno il polsino con la lineup dettagliata e dove, fuori dai bagni, c’è la postazione con deodoranti, spazzole e trucchi free, ci sono quelli marci come il Love family park, che di fatto è un rave in un parcheggio, ma nessun altro open air ha l’atmosfera del Green & Blue, che sembra una tranquilla domenica pomeriggio con Sven Vath e Ricardo Villalobos al posto dei frisbee e delle grigliate.
Il set di Ricardo vola via velocissimo, e quando guardi l’orologio pensando che stia suonando da mezz’ora in realtà sono passate 3 ore, ed è già il momento di andare a sentire il revival di papa Sven, che decide di farmi uno dei migliori regali possibili suonando questo:
Ed è con le lacrime agli occhi e le gambe che ti sostengono a fatica che ti guardi attorno, vedi i laser verdi e blu che illuminano gli alberi trasformando il parco in una sorta di foresta incantata, vedi i partypeople tedeschi vestiti in modi incredibili e con sorrisi da un orecchio all’altro, che canti “music sounds better with you” e capisci che puoi chiuderti in un angolo tappandoti gli occhi per non vedere lo schifo che ti circonda come bisogna fare in Italia e concentrarti solo sulla musica, ma quando sei in un posto come il Green & Blue, con la gente che c’è al Green & Blue, la musica suona incredibilmente migliore, ancora meglio del solito.
E sempre con le lacrime agli occhi realizzo che anche se ormai quasi non mixa più, se spesso e volentieri mette dischi che nessun sano di mente suonerebbe neanche sotto tortura e se il grosso del tempo lo passa a ballare e a fare il cretino in console, nessun dj al mondo ha il carisma di Sven Vath, e soprattutto nessuno al mondo ha la sua capacità di parlare al pubblico coi dischi, nessuno al mondo riesce a raccontarti una storia lunga 6 ore e a trasmetterti le emozioni che papa Sven comunica pescando sempre il disco giusto al momento giusto e mostrando a tutti che quello che si diverte più di tutti, tra le migliaia di persone presenti, è sempre comunque lui.
C’è poco tempo per la commozione però, bisogna uscire dal parco mentre papa Sven tiene il suo solito discorso conclusivo alla presenza del sindaco di Obertschausen per correre al Cocoon cercando di evitare la fila e l’intasamento (tentativo vano comunque, abbiam fatto lo stesso un 20 min di fila nonostante fossero tipo le 23.30).
Sul Cocoon club non riesco a commentare davvero perchè non sono in grado di trovare parole per descrivere il tempio della techno, costato 12 milioni di euro e vero e proprio monumento anzichè un club: dalle pareti ad alveare coi divani verde fluo incassati ai bagni coi monitor negli specchi e il tipo che ti taglia la carta e te la porge per farti asciugare le mani, andare al Cocoon è un’esperienza appagante sotto tutti i fronti, non solo su quello clubbistico.
C’è il Micro, il ristorante/privèe con tutto il soffitto fatto come si vede nella foto sopra, che assieme ai giochi di luce crea effetti meravigliosi e che ospitava un set splendido di Onur Ozer e Tobi Neumann in versione house/lounge da privèe, c’è il banco che vende i bratwurst, c’è la console che sembra un’astronave, c’è la smoke machine più potente che abbia mai visto, che trasforma l’intera pista in una nuvola con tanto di ondata rinfrescante, ma soprattutto, domenica sera, c’erano loro:
E che te lo dico a fare.
Con la console eccezionalmente a ridosso della pista, su un tavolo anzichè sull’astronave, averli a un metro di distanza che fanno festa assieme a noi è già di per se una meraviglia, e sentirli suonare come domenica sera, carichissimo ma con quella vena funky e housettona che li contraddistingue, tra un white label che chissà quando uscirà e una vecchia perla rara di house old school era l’unica cosa che avrebbe potuto tenermi in piedi dopo 12 ore di musica…e loro mi hanno fatto passare il dolore lancinante alle gambe e alla schiena, facendomi saltare ancora come se mi fossi appena svegliato.
Purtroppo, sempre grazie all’atroce orario Ryanair ho dovuto lasciare il Cocoon alle 2, facendo fatica ad abbandonarlo e a trascinare via Silvia, che non l’aveva mai visto e aveva ancora gli occhi illuminati il lunedì pomeriggio, ma sono sicuro che loro due fino alle 6 hanno tenuto tutti con gli occhi incollati alla console e le orecchie gaudenti.
Ovviamente non si sa ancora dove sarà, nè addirittura se ci sarà il Green & Blue l’anno prossimo, ma se ci sarà io ci sarò sicuramente, anche se trovare un altro posto meraviglioso come questo sarà veramente difficile, ma ormai non mi perderei la festa di fine estate made in Cocoon per niente al mondo.
Edit: qui c’è tutto il set delle mie foto scattate tra sabato e domenica…a sto giro un po’ pochine, ma tutto sommato non male











