
YEAAAHHHHHHHH!!!!!
non so se è merito del mio martello mediatico di oggi, per sfinimento ( no sicuramente, ma faccio finta di si ) ma il blogger di repubblica, con il quale ho iniziato l’articolo, dopo una giornata di commenti e di discussioni…
ha CAMBIATO IL POST online.
eccolo ora!
Io e Gino alla Love Parade ci siamo andati, tre volte io, una lui. L’impatto era stupefacente. Una primitiva festa pagana trasportata nel nuovo millennio.In fin dei conti è stata la prima clamorosa novità dai tempi di Woodstock, la prima volta che nel ripetitivo rituale dei concerti succedeva qualcosa di nuovo, un ribaltamento totale dei valori in campo, con il pubblico in primo piano, protagonista assoluto di una performance di strada governata dal martellante, primitivo ritmo cardiaco della techno. Bastava entrare in città e si veniva travolti da una strana sensazione di libertà: musica, forte, assordante, continua, ritmi che si mescolavano, suoni elettronici, pulsazioni che entravano nello stomaco [...]
Era nata proprio per celebrare la libertà, a Berlino, nel 1989, pochi mesi prima della caduta del muro, organizzata da un giovane dj tedesco, Matthias Roeingh, in arte Dr.Motte, come manifestazione a suo modo “politica”, diceva lui, per “dimostrare, attraverso la musica e l’amore, che i giovani vogliono essere uniti e che amano la pace”.
E fu l’inizio di un processo dilagante, cresciuto al di là di ogni aspettativa. La prima volta arrivarono solo in 150 a ballare al suono di un unico “sound system”, ma l’escalation fu rapidissima: 2000, 6000, 15.000, 30.000, anno dopo anno il passaparola tra i ragazzi d’Europa portava a Berlino un numero sempre più grande di giovani, affascinati dall’idea di dare vita a un clamoroso “rave party” all’aperto, di ballare fuori dalle discoteche, conquistando il centro della città, padroni delle strade, padroni del tempo. Niente regole, niente polizia, nulla a che vedere con la vita normale, con le abitudini quotidiane. Tutto rovesciato, per un solo giorno, all’insegna di un divertimento senza freni.
Nel 1994 erano già più di centomila, nel 1997 nel Tiergarten Park, al centro della capitale tedesca, i ragazzi erano un milione, e poi un milione e mezzo nel 1999. [...] E non bisogna pensare che ci siano solo i maniaci delle discoteche, o i “ravers” figli della nuova cultura psichedelica, o gli appassionati consumatori di ecstasy o altre droghe sintetiche. A parte le frange estreme, alla Love Parade ci vanno tutti, tanti ragazzi normali, famiglie di curiosi, esibizionisti di ogni genere, chi vuole ballare e chi vuole sballare, un esercito fatto di migliaia di singole tribù, tenuto insieme solo e unicamente dalla techno in tutte le sue versioni, trance, house, electro, hardcore, gabber, e dalla voglia di ballare e divertirsi. [...]
C’è poco da fare, potete anche non gradire la techno, potete anche far finta di non capire che il mondo è cambiato, ma criticare la megafesta di Duisburg per la sua natura di “party” è sbagliato. Le star di oggi, è innegabile, sono anche i dj, che hanno il loro oceanico pubblico, così come gli U2 o Madonna. Siete sicuri che chi va a vedere Madonna sia più “intelligente” di chi va a ballare ascoltando Tiesto o Guetta? Siete certi che nel milione e mezzo di ragazzi andati a Dusiburg ci fossero solo giovani desiderosi di rimbambirsi con alcol e droghe? Ne siete sicuri? No, anche statisticamente è impossibile. E se poi fosse davvero così la notizia dei diciannove morti sarebbe molto meno importante di quella “un milione e mezzo di consumatori di droga si danno convegno a Duisburg”, nel cuore d’Europa. No, è una reazione automatica quella di non comprendere, perchè è più facile e meno rischiosa. La Love Parade non è un rave illegale, è il “festival rock” dei nostri giorni, in cui si riconosce una generazione che ama la musica techno così come la mia generazione amava la musica di Hendrix. E’ il “non concerto” dei nostri giorni, è l’evento collettivo che ha come collante la musica, è il raduno di massa più divertente possibile, il megaparty più grande del mondo, la festa delle feste, il luogo dove “bisogna andare”. La tragedia c’è stata perché non si possono far stare un milione e mezzo di persone in uno spazio chiuso. Quando il Papa raduna il suo popolo non ci sono transenne, quando la Cgil fa i suoi cortei a Roma non ci sono barriere, quando la Love Parade si svolgeva a Berlino non c’era bisogno di uscite di sicurezza perché si svolgeva nel centro della città, o in un parco aperto a tutti. Tutto qui. Non c’entra la droga, non c’entra la techno, non c’entrano i dj, la cultura giovanile, lo sballo. Lasciamo la retorica agli altri, almeno in un caso drammatico come questo.
ORA è UN ARTICOLO!!!
ora direi che è decisamente meglio!
molto ben scritto e finalmente noi technofili non veniamo definiti drogati a prescindere…
sono contento dell’articolo..
dopo tutto il giorno che lotto!!
Il karma ha ricompensato la tua buona volontà.
sono felice!
Ora è un bellissimo articolo, complimenti all’autore e un po’ anche a te
Bravo Melkiuzzo e articolo interessante!
Emoziona per quanto è vero! Ciao melkio, complimenti!!
(Andrea, Tenax di firenze, miss kittin primavera 2009, ed ancor prima fuori dal movement di torino, autunno 2008)
Ci si vede..
ben fatto Melkio
ora si ragiona ; troppo facile parlare e infangare per sentito dire !
o yeah!!!
Questo articolo va spammato sui social network….Spammialo ovunque…
yeah! spargete il seme..
…come disse Cicciolina.
http://www.rollingstonemagazine.it/notizie/death-of-a-disco-dancer
http://www.ilpost.it/2010/07/26/covacich-su-duisburg
Non sono uno stimatore della techno, punto più sul rock, o quantomeno rock elettronico, ma il succo è questo.
Hai centrato in pieno… quando succedono queste cose, come, mi viene in mente, all’ultimo Arezzo Wave, si giustifica col dire… era undrogato.. ora 19 morti… e vedendo le scene di quella tragedia.. non è possibile giustificarsi così.
Non capisco però come può essere successo in Germania dove l’organizzazione è sempre al top. L’ho provato sulla pelle al MELT FESTIVAL, una delle organizzazioni più eccellenti dove si vive 3 giorni di pace e musica (woodstock dei nostri tempi).
saluti!
Ciao Francesco.
innanzitutto grazie di aver commentato
Anche io ho provato più e più volte l’ottima organizzazione tedesca.
Ma è evidente che se pur il livello generale dell’organizzazione sia superiore a quello italiano, la probalità di errore diminuisce, ma nn si elimina..