
Mentre metà della popolazione “clubbing” volgeva verso il Maximal Festival e l’altra metà si indirizzava al Muv di Firenze, io assieme al solito Giannaccio, ci dirigevamo destinazione Roma: Electrode Festival.
L’Electrode, al contrario dei 2 festival precedenti, non vantava consolle stellari; anzi per lo più suonava gente ( a me ) sconosciuta con solo 3 eccezioni: Anthony Rother, Extrawelt e Antipop Consortium.
Il forte Prenestino, la location del festival, è un centro sociale di Roma cui avevo visionato dei filmati e mi aveva impressionato.
Non so precisamente perchè, ma secondo me, quel forte, era una figata di posto…
Quindi zaino in spalla e… go in rome!
Al nostro arrivo tutto si presenenta superiore ad ogni rosea aspettativa.
La Location è da Paura, enorme, all’interno di un parco, decorata con dei murales di blu ( molte sue opere sono presenti sui muri berlinese, esempio quella famosa fuori watergate ), relativamente in centro, comoda mezzi.
Posto Strapieno di gente figa, un bel mix di diverse tipologie di persone ( da segnalare ASSENZA TRUZZI ).
Prezzi iper-popolari ( 5 pleuri di ingresso ) e un bell’impianto..
Un ottimo incrocio tra un supefestival alla tedesca e un teknival da punkabbestia
( che pur non disdegno : P ).
Ma la cosa più importante, la più significativa è che si poteva respirare quell’ atmosfera particolare fino a quel momento ad esclusiva di certi festival all’estero ( a buon intenditore )
Iin realtà non ci siamo goduti al pieno il festival, essendo che, ora per un motivo ( treno in ritado di un ora ), ora per l’altro ( mi sono mezzo ammalato ), non siamo rimasti più di 4h a sera.
Ma nonostante la figata mondiale non mi sono troppo rammaricato perchè…
eccomi raccogliere decine di flyer che indicano party e festival ( alcuni anche di 4 giorni e alla loro 3 o 4 edizione ) di cui mai avevo sentito neanche nominare..
ecco che rinasce, dopo un lungo sonno, la curiosità di tornare a ballare nel ns bel paese
ecco scoprire che esiste un altro livello, un altra dimensione, al di fuori dei circuiti più conosciuti, dove si torna ad essere veramente UNDERGROUND.
Della serie non si smette mai di imparare.. : )
A questo punto la domanda nasce spontanea.
In questo momento dove chiunque va al Time Warp e nascono festival come funghi, cosa vuol dire esser underground?
prima di esprimere il mio pensiero, vorrei sentire qualche campana..
Secondo voi, cosa vuol dire essere UNDERGROUN oggi in Italia?
nel frattempo che rispondete, potete ascoltare un pezzo del live di Rother al Forte.
Melkio,essere underground è parlare alla gente di cose che nn conoscono,come se 4-5 anni fà parlavi di festival in germania…quando qui ancora c’erano tre locali a tirare!!!
Non necessariamente bisogna andare contro corrente però evitare i grandi circuiti,quelli mainstream,quelli in cui cè gente capitata là per caso…..
melkio,cosa mi dici di questi festival??
essere underground oggi vuol dire ragionar con la propria testa e essere sempre aperto ad imparare e coltivare autonomamente i propri gusti…
sarò breve.
underground ormani non è più sinonimo di nicchia, non per forza. underground is a state of mind, è quello spirito che ti permette di andare a un maximal senza pregiudizi, tanto quell’emozione che ti trascina a una serata di gente sconosciuta in un paesino sperduto in germania.
basta definizioni, openmind, spirito critico, curiosità e zainetto.
i veri clubber sono questo..
Porsi come obiettivo “l’essere underground” è, a mio parere, un errore.
Il sottosuolo non esiste.
Esistono solo tanti strati sedimentati uno sull’altro.
Tiga è underground rispetto a Tiesto.
Laurent Garnier è underground rispetto a Tiga.
Mike Banks è underground rispetto a Laurent Garnier.
Un punkabbestia col cane in un centro sociale è underground rispetto a Mike Banks.
Il concetto di underground è sempre relativo. Si è sempre “under” rispetto a un “ground” individuato come terreno di partenza, non lo si è mai in valore assoluto.
Di conseguenza, l’unico fine perseguibile e auspicabile è quello di coltivare, far crescere e mantenere vivo uno spirito critico obiettivo, affiancato da curiosità, apertura mentale e da una ricerca trasversale di contenuti di qualità…
so underground it hurts…come direbbe abe duque…
Con tutti gli strumenti di comunicazione che oggi abbiamo a portata di mano nulla è veramente SOTTERRANEO…chiunque può scaricare da internet qualsiasi tipo di musica esistente che fino al giorno prima ignorava…
per questo motivo credo che oggi si debba più che altro insistere sul concetto di CONSAPEVOLEZZA.
Senti un disco che ti piace? Informati, usa la tecnologia, usa strumenti old school come i libri, viaggia per arrivare a sapere tutto riguardo quell’artista e la sua scena…confrontati con chi ha gusti diversi dai tuoi e preoccupati se nel giro di un anno la playlist del tuo ipod non è cambiata un milione di volte ed il tuo artista preferito resta sempre lo stesso…amen
già, mai chiudersi, sempre pronti al confronto ed all’esplorazione
essere underground in italia oggi vuol dire far parte di quella ristrettissima cerchia di persone che vive le cose con passione.
passione sua, non passione percepita da altri.
fare una cosa ed andare fino in fondo, crederci veramente!
e da sempre l’underground fatto veramene bene è destinato, nella stragrande maggioranza dei casi, a diventare mainstream, ma anche cibo/fonte di ispirazione per il nuovo underground!
comunque al giorno d’oggi essere underground sta diventando troppo mainstream per i miei gusti! XD
yeA,,, essere underground , vuol dire esser sottoterra , letteralmente , quindi essere morti , oppure essere vivi ma in un posto che si trova al di sotto di un altro , essere undderground signifika non andare mai di sopra a vedere kom è quell altro posto di sopra X:° y
la ricerca ostinata dell’underground secondo me porta al non divertimento…l’ostinarsi…a vedere il brutto…lo sciatto…e non farsi piacere piu’ le cose appena piacciono a 10 persone in piu’…e’ ancor piu’ brutto!
tutto quello che e’ underground…punta alla fine al risultato comune…quello di essere diffuso sempre di piu’…solo che poi se diventaa troppo diffuso allora poi ci si lamenta! e’ come un cane che si rincorre la coda…
tutto assurdo a parer mio…
Derrick May disse a Garnier:”Ragazzo non si fanno dischi per divertimento” e aveva e continua ad aver ragione…se uno vuole solo divertirsi può andare benissimo alle giostre…
se non fai dischi per divertirti è inutile farli, se non ti diverti tu come pensi di poter far divertire gli altri?
e secondo me spesso e volentieri “le troie” ex underground vendute per soldi, sono proprio i primi ad aver smesso di divertirsi nel fare ciò che un tempo li divertiva.
per citare kaos “sta merda riempi-armadi svuota sogni nel cassetto!”
quello che dici è giustissimo per quel che riguarda la figura del Dj, ma non per quella del produttore il quale come scopo principale deve avere il “comunicare qualcosa”…